Gli
antichi geografi e storiografi la chiamarono Ustica, ossia relitto
di vulcano spento (Ustum = bruciata). Per i Greci invece era Osteodes
= "ossario o isola delle ossa", per i resti umani di una
deportazione cartaginese di soldati mercenari, ammutinati che qui
trovarono la morte per fame e sete. Oppure, secondo la mitologia,
le ossa degli sventurati naviganti che rimanevano incantati dall’ammaliante
voce delle sirene, sedute sulle alture prospicienti al mare, e il
cui canto melodioso faceva perdere il senno agli incauti naviganti,
che finivano per schiantarsi contro le roccie frastagliate. Ma “L’Isola
delle Ossa” si riferisce anche all’identificazione, da parte di alcuni
studiosi, dell’isola di Ustica con l’isola Eéa, dimora solitaria della
potente maga Circe, che trasformava in animali i naviganti che osavano
avvicinarla.
Il primo insediamento umano risale all'era Paleolitica; importanti
scavi hanno restituito un interessante villaggio paleocristiano. Sepolture,
sistemi di cunicoli, cisterne scavate nel tufo e una moltitudine di
reperti archeologici ritrovati in vari punti dell'isola e sott'acqua
- a testimonianza di numerosi naufragi avvenuti in questo mare - confermano
che il luogo fu abitato dagli antichi popoli del Mediterraneo.
Punto strategico per i traffici ed i commerci, Ustica vide passare
i Fenici, i Greci, i Cartaginesi e i Romani che nell'isola lasciarono
vestigia un pò dappertuttio. In seguito fu la base delle scorrerie
saracene che l'usavano per nascondere le loro navi e quindi attaccare
di sorpresa i naviganti. A scongiurare il pericolo saraceno non ci
riuscirono né i Normanni né gli Spagnoli che ne subirono le violenze.
Solo al tempo di Ferdinando IV Re delle due Sicilie, dopo che nell'ennesima
scorreria turca furono trucidati tutti i colonizzatori, mandati dal
Re dalle Eolie e da Trapani, il Viceré di Sicilia decise di innalzare
una serie di fortificazioni intorno all'isola che consentissero ai
coloni di poter lavorare tranquillamente. Furono quindi costruite
le cisterne per l'acqua piovana e le case che andarono poi a costituire
il centro abitato principale, intorno alla Cala Santa Maria che rimane
il rifugio più consistente dell'isola.
I Borboni edificarono due torri di guardia (oggi sedi del museo archeologico
l'una e della Riserva Marina l'altra), e nel 1759 un decreto imperiale
di Ferdinando di Borbone impose una progressiva colonizzazione dell’isola
da parte di volontari palermitani, trapanesi ed eolici, creando le
premesse per lo sviluppo di una piccola e stabile comunità, che oggi
conta oltre 1.300 abitanti.
Ma Ustica è stata anche luogo di destiinazione per i deportati:
i Borboni vi confinarono i prigionieri politici, come fecero del resto
i Savoia ed i fascisti. Vi soggiornarono anche Gramsci, Parri e Romita.
Poi nel 1961, per sollevazione popolare il confino fu abolito e sostituito
con il più remunerativo e qualificante turismo.
MONUMENTI
- Nel settore monumentale citiamo la Fortezza borbonica del XVIII
secolo e la Torre di S. Maria costruita in difesa dell'omonima cala.